Sangue in Casamance

Sabato 6 gennaio, nel pomeriggio, un gruppo di giovani impegnato nella ricerca di legname è stato massacrato in un attacco nella foresta vicino ad un villaggio del comune di Boutoupa Kamaracounda, dipartimento di Niaguiss nella regione di Ziguinchor in Casamance. Per il momento il bilancio è gravissimo: tredici morti e sette feriti di cui uno in fin di vita.

Al momento nessuno ha rivendicato l’attacco. Diverse fonti governative indicano alcune frange del Movimento delle Forze Democratiche della Casamance (MFDC) come responsabili del massacro.

Ad una settimana dal rituale appello del Presidente della Repubblica Macky Sall per una pace definitiva in Casamance, senza vincitori e vinti, e a pochi ore dall’annuncio della scarcerazione di due combattenti di un’altra formazione rivale del MFDC guidata da Salif Sadio (liberati grazie ad un accordo raggiunto a dicembre scorso tra il governo senegalese e dirigenti del MFDC con la mediazione della Comunità di Sant’Egidio), l’attacco potrebbe essere interpretato come il tentativo di frange più agguerrite, all’interno della galassia sempre più disarticolata del movimento indipendentista, di accreditarsi come referente indispensabile per proseguire il complicato processo di pace nella regione.

O più semplicemente i 21 giovani hanno sconfinato in una delle zone periodicamente occupate da gruppi indipendentisti (episodi simili sono già successi negli ultimi anni, il più grave di questi nel 2011 a Diagno dove 11 giovani erano stati trucidati).

In queste ore Il consiglio dei ministri si appresta a varare l’invio di altre truppe nella regione mentre la Casamance e tutto il resto del paese sembra riprecipitare nella tensione e nella paura di un conflitto ancora lontano dalla sua risoluzione.

 

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